Alba lucida

Gli odori del mattino sono mandorla sulla pelle e pastafrolla sulle labbra. E il gioco della tua assenza sul mio viso è un profumo che sa di vaniglia e cacao amaro.

Allo specchio lentamente si contorge l’inizio di questa giornata, acqua che scorre nei rivoli, occhi stanchi ma vogliosi di vivere. Mi sfioro le labbra prima del burro di cacao. Io, sai Tom. Io sai Tom la sento ancora la tua traccia trasparente sulla mia bocca. E’ molteplicità di caledioscopio. E’ la trasparenza delle anime che non si calcolano, ma non si vivono. E’ la lucida orma di un bacio che non teme di affondare nell’anima. E’ la tua scrittura che mi germoglia nei sensi e nei labirinti mentali. E’ il calore di ciò che mi doni e di cui la mia bocca biancamente si nutre. Mi ripasso allo specchio, sistemando i capelli e le pieghe dei miei indumenti. Ho un tremore che si spoglia di pudicità e fa fremere il cuore lo stomaco il ventre e oltre. A ripassarci le dita e pensandoti liquido su di me. Un’alba lucida che indosserò incessantemente, mio Tom. Mio.

Ready, steady, go!

I. THE BURIAL OF THE DEAD

April is the cruellest month, breeding

Lilacs out of the dead land, mixing

Memory and desire, stirring

Dull roots with spring rain.

Winter kept us warm, covering                            -5

Earth in forgetful snow, feeding

A little life with dried tubers.

Summer surprised us, coming over the Starnbergersee

With a shower of rain; we stopped in the colonnade,

And went on in sunlight, into the Hofgarten,        10

And drank coffee, and talked for an hour.

Bin gar keine Russin, stamm’ aus Litauen, echt deutsch.

And when we were children, staying at the archduke’s,

My cousin’s, he took me out on a sled,

And I was frightened. He said, Marie,                    15

Marie, hold on tight. And down we went.

In the mountains, there you feel free.

I read, much of the night, and go south in the winter.

What are the roots that clutch, what branches grow

Out of this stony rubbish? Son of man,                               20

You cannot say, or guess, for you know only

A heap of broken images, where the sun beats,

And the dead tree gives no shelter, the cricket no relief,

And the dry stone no sound of water. Only

There is shadow under this red rock,                    25

(Come in under the shadow of this red rock),

And I will show you something different from either        

Your shadow at morning striding behind you     

Or your shadow at evening rising to meet you; 

I will show you fear in a handful of dust.              30

Frisch weht der Wind

Der Heimat zu,

Mein Irisch Kind,

Wo weilest du?

 

“You gave me hyacinths first a year ago;              35

They called me the hyacinth girl.”      

—Yet when we came back, late, from the Hyacinth garden,           

Your arms full, and your hair wet, I could not    

Speak, and my eyes failed, I was neither           

Living nor dead, and I knew nothing,                   40

Looking into the heart of light, the silence.        

Öd’ und leer das Meer.

Eccoci, Viv. Ci siamo. Inizia la nostra grande avventura. Se un giorno la chiameranno letteratura, ancora non lo so. Ciò che so è che questi soli primi 40 versi mi sono costati grande fatica. Non so se sono tagliato per scrivere, Viv. Credo anzi sinceramente di no. Ma sento qualcosa da dire e voglio provare a farlo anche se mi costa sudore. Dovrei pensare di più alla mia salute e curare meglio la tua. Forse tornerò a fare l’impiegato alla Lloyd’s Bank. Ma al momento non voglio pensarci. Avevo pensato di dedicare l’opera a quella testa matta di Ezra.

Vedremo.

Il titolo? Beh è prematuro. Per ora mi piace il secondo verso, anche se ha un suono troppo aperto: dead land. Ma anche per questo ho tempo. Non ho ancora un fine, un manifesto o un obbiettivo. Intanto scrivo poi vedrò se sta insieme. Altrimenti la butterò nel cestino e faro svuota cestino senza rimpianti.

Vedi breeding. Ecco. Deve rendere l’idea della crudeltà della Primavera. Tutta la poesia l’ha sempre descritta come un atto gentile che fa sbocciare fiori e crescere tenere foglioline. In realtà è un atto cruento, come un parto umano. Cruento e violento, ma necessario. E in ogni caso carico d’amore. Cieco. Quindi breeding; fa uscire, libera energie che giacevano silenti e le porta alla luce del sole. Proprio come un parto.

E poi mescolare memoria e desiderio: ricordo di un torpore invernale e desiderio di esplodere. Il torpore del tiepido inverno la cui neve portata copre tutte le cose (ne ho parlato anche con James, lui già ha usato questa immagine per The Dead con esiti eccellenti). E forgetful. Ho lavorato tantissimo su questo. Doveva suggerire il suono di qualcosa di soffice e lieve e sotto questo punto di vista è perfetto. Il problema è il significato: la neve copre ma non dimentica, la neve ama la terra, viene creata da un’alchimia delicata e perfetta al solo scopo di congiungersi alla terra e lì proteggerla. Il significato sarebbe quello di wrapped around, lo si usa per i bambini ed è questo esattamente: la Madre Terra viene wrapped around da una Misercordia più grande: la neve che si cura di lei. Ma sarebbe saltato completamente il metro, per cui ho sacrificato il significato. In ogni caso, l’effetto dei tre versi (da Winter kept..a dried tubers) rende l’immagine di una coperta. Per cui mi accontento.

In the mountains, there you feel free.          

Solo lì sei libero, ti trovi esterno a te stesso; la natura è così estrema che il tuo istinto di sopravvivenza ti fa dimenticare di avere un’interiorità. Permani nello stato di perfetta coscienza del mondo esterno (il contrario dell’”autismo della coscienza” di James).

Poi, sorrido, non leggo più di notte (I read, much of the night). Neanche di giorno: non ci sono mai riuscito… Ma ora di notte ti parlo e scrivo e quindi non leggo più. Mi manca, ma tu sei più amabile e temperata (ah, il Bardo, sempre lui… J).

Che ne pensi poi della stony rubbish? La pietra che non marcisce per definizione ma conferisce attributo di sostanza al marciume che imputridisce? Devo smetterla con queste associazioni bislacche: nessuno le capirà e i lettori salteranno il verso. Al decimo verso saltato per lo stesso identico motivo chiuderanno il libro e ogni mia ulteriore fatica sarà stata inutile.

Siamo appesi a un filo. I poeti, intendo, più degli altri. I narratori riescono sempre a farsi perdonare qualche azzardo: basta cambiare il ritmo o introdurre un personaggio o una situazione nuovi e hanno già recuperato il lettore…

A heap of broken images, where the sun beats… Una manciata di piccole cartoline nelle quali siamo rappresentati anche noi stessi, una “collezione” (collection) di cocci di specchio nei quali si riflette la nostra immagine spezzata e quella delle nostre vite. Ci batte il sole però: è il nostro quarto d’ora di celebrità sebbene sotto forma di coccio. Tutto il resto resta in ombra; in attesa che l’ombra cada anche sul nostro coccio. “C’è ombra sotto questa roccia rossa” (There is shadow…). Perché rossa? Non lo so, è suggerito dalla metrica sincopata ma non c’è un vero motivo; avrebbe potuto essere gialla o verde quella roccia ma non suonavano…

And I will show…rising to meet you… qui si infrangono tutte le convenzioni. E’ un passaggio ardito: affermo che mostrerò cose talmente nuove che nemmeno le ombre del mattino e della sera saranno più le stesse. E tutto poi svanisce come in un sogno, come una manciata di polvere (handful of dust) che il vento disperde. E solo la paura resta; che non è polvere e non viene spazzata dal vento. Resta la paura. Immateriale e paralizzante.

Sono indubbiamente propositi ambiziosi. Spero di essere all’altezza nel prosieguo.

(You gave me hyacinths… das Meer) Allora per consolarmi della paura ho ripensato a quella volta che hai colto i giacinti per me nella serra e pioveva e nel breve tratto che ci separava dal riparo domestico ti sei bagnata completamente i capelli (non potevi ripararti: le tue braccia erano piene di fiori!) e mi sorridevi ed eri incantevole. E io sono rimasto lì sotto la pioggia ammutolito dalla bellezza di quell’istante.

Tsesig

Equilibri innaturali

E’ malato l’amore che ho per te, perchè sa che non basta. Ecco perchè è malato. Il mio corpo lo racconta, la mia anima si strugge: consumarsi di te e sapere che non sarà mai abbastanza. Intenso eppure esile. E non poter far niente di più di ciò che sono.

 

“So let us melt and make no noise (An encounter)”

Tom: ti riempio di me, del frutto spremuto delle mie reni, il frutto migliore di me

Tom: E lo bevo

Tom: Baciando l’orlo del bicchiere nel quale l’ho versato

Viv: Beviamoci

Viv: Di noi

Viv: Amore…sono tua

Tom: Sono tuo

Tom: Ti sto scopando Viv

Tom: E godo

Tom: Da morire

Tom: Ti prendo

Viv: Oddio

Tom: Sei mia

Viv: Archetto fioretto

Viv: Piena

Viv: Ti travolgo

Tom: Genio

Tom: Parlami

Tom: Declama versi

Tom: E parolacce

Tom: Mischiàti

Tom: Mentre il mio corpo ti scava

Viv: Sospiri

Viv: Grida

Tom: Mia eterna sete

Viv: Una cosa sola

Tom: One flesh

Tom: Carne carne carne

Tom: Viva

Tom: Pulsante

Viv: Non ho più confini

Tom: Non esistono più

Viv: Ti amo….scopami gli occhi coi tuoi

Tom: Mentre ti penetro

Tom: Ti guardo

Tom: E ti leggo gli occhi

Tom: Mi raccontano di un dolce tormento

Tom: Che brama di arrivare

Tom: Là dove la luce è tanto intensa che fa male

Viv: I miei fianchi

Viv: Sono indomabili

Viv: Lo sai?

Tom: Il tuo seno

Tom: Lo voglio scoprire

Tom: Voglio bere il tuo calice

Tom: In ginocchio di fronte a te

Viv: Mordimi

Viv: Succhiami

Tom: E tu ti offri generosa

Viv: Vienimi

Tom: Piano però

Tom: Ti riempio

Tom: Finche ne ho

Tom: Fino allo stremo

Viv: Tom

Viv: …..

Tom: Dimmi

Tom: Uff

Viv: Sei….

Viv: A volte

Viv: Nessuna parola é abbastanza

Tom: Io non ne ho per te

Tom: Te le racconta il mio corpo

Tom: Uff

Viv: O mamma

Tom: Viv

Viv: Non ti resisto

Tom: Ti voglio

Tom: Toccami

Viv: Pensare sentire mentre incollo pagine di favole

Crisalide

Respiri fragili respiri e determinati, su ogni cm la seta dentro cui le mie emozioni germogliano come crisalidi. E spiegherò le ali, in ogni angolo di te. E lo benedirò con le mie trasparenze, religiosi succedersi di lacrime, quelle che sanno di dolore gioia e piacere. Arrivami impetuoso e porta con te ogni parte di questo mio essere, se io volo è perchè ci sono i tuoi respiri  sostenermi. Tienimi Thomas, tienimi sempre con te. Fra le mani, in tasca, in un bacio, nel migliore dei mondi che puoi inventarem nel peggiore dei dolori, fra il fuoco e la neve. Tienimi addosso come un tatuaggio, come un calendario per annotare le ore, anzi fai di me la tua stessa pelle. Perchè allora si, allora si mio amore che saremo felici: nessun più confine fra me e te, una sola pelle, a proteggersi, a amarsi, a tenersi. Nel sempre, nell’ora, nel qui.

The night cuts so hard

La notte è sete di lei. Anche il giorno. Ma la notte è peggio. Si acquieta il mondo e ne senti il profondo respiro dormiente. Poi senti il tuo di respiri. Che non si placa e vibra insieme alla variazione del tuo volume polmonare. Devo stare calmo. Devo placare questa frenesia delle membra e questa lucida corsa a massima velocità della mente. Le associazioni si moltiplicano, nette, taglienti, concrete, fattibili, attendibili e non riesci a non dirle, a tenertele dentro. Scrivere è troppo lumaca per il tuo streamofconsciousness. La mano non ha la velocità di ogni singola sinapsi elementare che insieme a miliardi di altre sorelle forma quello che chiamiamo pensiero. Non è un’onda ma una propagazione di temperatura, istantanea; non ha velocità caratteristica. E’ essa stessa la propria velocità caratteristica, il proprio gradiente primo.

Non c’è niente di più triste che avere in mente tutta le felicità del mondo e lasciarle fuggire casualmente come un brown di un gas perfetto.

Come un fascio di palloncini che cerca di tornare al Sole, proprio principio creatore tramite il principio medesimo (Helios) che tende al Sole.

Amo Viv.

Prima si chiamava:

Lesbia

Angelo

Vita

Violet

Virginia

Sylvia

E molte altre…tutte le donne…

Ora è Viv che porta in sé l’assonanza con Vivere e con Living -forma attiva e non stazionaria-.

La amo.

E lo dico a voi, che non siete Viv.

Lei, lei lo sa.

vivien_eliot

La notte è negazione

La notte è il timore di non bastargli. La paura di non essere mai abbastanza per lui. Di non arrivare di non bastare di non sapere. La notte è la negazione, anche del cuore. E’ il timore di scivolare, di non afferrare. Non c’è niente di più triste che avere in mente tutta le felicità del mondo e tenerla prigioniera. Perchè io lo amo H. , per altri Tom. Di un amore malato infantile primordiale necessario contagioso. Io lo amo perchè amandolo mi sento viva. In ogni parte di me. E lui, lui lo sa.